Punti di vista

Stasera sono uscito con un amico che non vedevo da un po’. Lui è di destra, ex-militare di professione nel reparto elicotteristi, uomo di discreto successo. Andiamo d’accordo finché non si parla di politica. Facciamo un po’ di bar hopping guardiamo le ragazze carine, e finiamo la serata al Birrificio Torinese.

L’alcol gli fa emergere un po’ di insicurezze perché si impelaga in un discorso non facile per dimostrare qualcosa. Potere, costituzione, scelte nella vita, giuramenti…  e qui un abisso ci separa.

Stupendomene un po’ lo lascio parlare, non lo interrompo, lo ascolto, penso alle sue parole… rispetto la sua idea ma non la condivido. Dentro di me c’è un piccolo sognatore che urla a squarciagola e l’annegherebbe nelle botti… ma mi trattengo. Per lui la vita è un calcolo militare, è un giuramento che perché scelto va sopra tutto (dopo aver giurato militare se glielo ordinassero sparerebbe sulla sua famiglia se tirasse pietre contro il suo reparto), la minaccia fanatico-religiosa è una realtà, il ricorso al nucleare è il minimo possibile, è pieno di sicurezze da manuale…

Ora io non sono un’ottimista sognatore senza speranza, ho perfino dato due esami di scienze politiche, analizzo tutto ciò che è potere in maniera cinica e molto molto tagliente, sono ateo e non credo in nessun dio… ma… ma… ma…

sono un essere umano. Io sono pieno di dubbi su quello che faccio, ho paura di fare la cosa sbagliata, ho paura di ferire le persone e far del male. Questo non significa che io scelga la strada con meno conflitti, non faccia sbagli o non faccia soffrire le persone intorno a me (anzi)… non sono un indeciso (tutt’altro, mi si rinfaccia di vedere le cose solo in bianco o nero)… ma cazzo… i regolamenti si stracciano. I giuramenti si cambiano nel tempo e si infrangono… gli Stati crollano e nascono, le religioni muoiono o nascono (hey cristiani, siete dei bimbi che ancora bevete latte), e tutti gli ideali perfetti cadono a pezzi. Restano solo le tombe di troppe persone morte troppo presto.
Forse nel mio atto di ribellione verso il mondo sarò molto convenzionale… eppure ucciderei si ma per difendere la donna che amo, non una bandiera o un libro… ma da un’aggressione diretta. Troppo facile avere paura, troppo facile restringere la libertà, troppo facile cancellare il diverso, troppo facile chiudersi a riccio in una presunta superiorità verso il “diverso”… e a me questo non va giù. Sicurezza, dio, militare, sono solo parole vuote, scuse -banali- per sfogare la violenza. Fortuna che c’è una parte del mondo a cui non va, che continuerà ad esprimere -pacificamente- le proprie idee col dialogo, a volte morendo, a volte scrivendo.

Tornando a casa vedo da lontano una figura che si trascina in mezzo alla strada con passo del giaguaro… ubriaco / fatto / difficilmente in preda a qualche malore “naturale”… lo schivo. Non ho il coraggio di fermarmi, telefono al 113 e loro annoiati mi passano il 118 descrivo la situazione, il luogo e loro promettono che manderanno un’ambulanza. Sono un uomo e sono pieno di contraddizioni vedete… però nonostante tento di fare del mio meglio (anche se non è mai sufficiente) e spero in un mondo migliore… e mi arrenderò il giorno che morirò.

Attacco il telefono e sussurro un bocca al lupo… agli angeli che a sirene spiegate percorreranno la notte, al “malato” in mezzo alla strada, a tutte le persone e le cose che non vanno e stanno provando a cambiare.

Leave a Reply