October 20th, 2006
Red fraction
Appoggio le chiavi della macchina sul mobile di legno.
Mi tolgo la giacca e la butto sulla sedia, sfilo gli stivali e li appoggio vicino a letto; adoro l’odore della pelle.
Tolgo le lenti, mi sciacquo il viso, mi guardo allo specchio. Sorrido… fa bene, sapete?
Inforco i miei occhiali troppo professionali e controllo la posta.
Che giornata… ho iniziato a lavorare in ritardo perché avevo troppo sonno, e tutto il dì è stato un susseguirsi di continui lavori che si sono aggiunti man mano: telefonate, computer, portatili, server, siti.
Verso le sette e mezza finalmente mi concedo una pausa, perdo coscienza di me sotto la doccia bollente, mi rado (riacquisto aspetto umano, la barba di tre giorni non era molto stilosa), e mi vesto.
Pizza e birra (binomio nettare degli dei), una discussione sui cattolici e sui preti in Italia (il laicismo è uno delle poche libertà che hanno bisogno di essere difese e portate su un piedistallo come esempio), poi prendo la macchina foto e si esce… si il fatto che la chiami la mia donna non dovrebbe stupirvi.
Oggi ha piovuto tutto il giorno e la strada è viscida, così nonostante il notevole ritardo rallento nella grande curva della morte (l’ho soprannominata così, è un curvone semiparabolico in una strada a tre corsie su cui di solito non si va a meno dei cento orari) perché penso che non ne valga la pena di andare a schiantarsi… e la macchina si intraversa… la controllo al limite e sento il culo che sta partendo… occhio veloce al contachilometri sono sui cinquanta (un urto che può essere tranquillamente mortale)… non ho tempo di pensare, non tocco i freni la butto all’esterno e la riprendo… e mi trovo alla fine della curva. Non ho avuto paura, ho agito d’istinto nel modo giusto… penso di essere stato molto fortunato. Dopo tutto non era un buon giorno per morire.
Acchiappo la mia reflex, e tra il tifo e battute a una ragazza, scatto quella cinquantina di foto… mentre la squadra avversaria viene fatta a pezzi. Scoprirò più tardi che la ragazza in questione ha lo stesso gusto per le ragazze che ho io (faccio spallucce, sarà per la prossima). Il telefono suona ma non me ne accorgo, abbandonato com’è nella giacca (da quando lavoro la mia dipendenza dal telefono si è trasformata in un rapporto totalmente casuale).
Ci trasferiamo al nostro pub preferito, dopo essere passati dal briocharo (e non ho preso niente, voglio tenermi in forma).
Tante chiacchere, una birra, scherzo con una ragazza carina (in realtà devo essere stato terribile e pungente, ma mi sono divertito troppo), finché la serata passa. Cammino col mio giubbotto di pelle sotto la pioggia e mi sento bene, come non mi succedeva da un po’. Porto il mio socio a casa, guido per le strade dimenticate di questa Torino notturna… un po’ di musica nelle orecchie e sarà ora di andare a dormire.
October 20th, 2006 at 1:19 pm
appena puoi mandamele, così le metto sul sito